Caro-materiali nei lavori pubblici: cosa cambia per i cantieri avviati prima del nuovo codice
La Legge di Bilancio 2026 riscrive le regole della revisione prezzi e trasferisce nuovi obblighi alle stazioni appaltanti
14 GENNAIO 2026
Con la Legge di Bilancio 2026 (legge del 30 dicembre 2025 n. 199), efficace dal 1° gennaio, il legislatore torna a intervenire sull’aumento dei prezzi nei lavori pubblici. Lo fa, però, abbandonando la logica emergenziale che aveva caratterizzato il Decreto “Aiuti” del 2022 e introducendo un modello che punta alla stabilizzazione del sistema, ma che finisce per ridefinire in modo profondo responsabilità e rischi operativi.
La manovra dichiara l’obiettivo di “riordinare” il meccanismo di revisione dei prezzi.
In realtà, il nuovo assetto ridisegna il perimetro finanziario della compensazione, spostandolo quasi integralmente sulle stazioni appaltanti, chiamate ora a gestire gli effetti del caro-materiali senza più una rete di sicurezza statale. Il primo tassello del nuovo impianto è rappresentato dai commi 487 e seguenti, che istituiscono un prezzario nazionale unico, aggiornato ogni anno secondo i criteri fissati dal codice dei contratti pubblici. Questo strumento assume una funzione guida per la predisposizione dei prezzari regionali e per quelli adottati dalle grandi amministrazioni. A completare il quadro viene creato un Osservatorio nazionale sui prezzari, con compiti di analisi e controllo sull’evoluzione dei costi e sulle dinamiche del mercato.