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Consiglio dei ministri: dalle nuove regole sul permesso unico alla stretta sui reati ambientali

Il comunicato stampa del Consiglio dei ministri riunitosi il 20 gennaio 2026

23 GENNAIO 2026

Il Consiglio dei ministri si è riunito martedì 20 gennaio 2026 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giorgia Meloni. A coadiuvare i lavori, il Sottosegretario alla Presidenza e Segretario del CdM, Alfredo Mantovano.

 
L’ordine del giorno ha visto il Governo impegnato su tre fronti normativi di rilevante impatto: il recepimento delle direttive europee in materia di Permesso unico di soggiorno e lavoro e di tutela penale dell’ambiente, oltre alla definizione di nuove scadenze attraverso la proroga di deleghe legislative. I provvedimenti mirano, da un lato, a semplificare l’accesso dei lavoratori stranieri al mercato occupazionale nazionale e, dall’altro, a inasprire il quadro sanzionatorio contro i crimini ecologici, armonizzando la disciplina interna agli standard comunitari.

Tutela penale dell’ambiente: stretta sugli eco-delitti e riforma della “231”

Il Governo recepisce la Direttiva (UE) 2024/1203, segnando un cambio di passo nella lotta alla criminalità ecologica transfrontaliera. Il decreto, proposto dai Ministri Foti e Nordio, aggiorna il Codice Penale per rispondere con maggiore efficacia al degrado della biodiversità e ai cambiamenti climatici, sostituendo i precedenti regimi del 2008 e 2009.
 
La riforma introduce nuove fattispecie di eco-delitti legate al commercio di prodotti inquinanti e sostanze ozono-lesive, inasprendo le aggravanti per le condotte abusive. Pilastro fondamentale è l’estensione della responsabilità amministrativa degli Enti (d.lgs. 231/2001) a un catalogo più ampio di reati ambientali. Nasce poi presso la Procura generale della Corte di cassazione il Sistema di coordinamento nazionale, mentre entro il 2027 sarà varata una Strategia nazionale triennale contro i crimini ambientali. Un documento trimestralmente che definirà gli obiettivi prioritari della politica nazionale, valuterà le risorse necessarie e promuoverà misure per innalzare la consapevolezza pubblica sulla tutela ambientale.
 
Per le imprese e i consulenti legali, l’ampliamento dei reati presupposto nella “231” impone un aggiornamento immediato dei modelli organizzativi. La maggiore severità sanzionatoria e l’istituzione del coordinamento centrale tra procure suggeriscono l’adozione di protocolli di monitoraggio ambientale più rigorosi per prevenire rischi penali che potrebbero compromettere l’operatività aziendale.