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Polizia locale: l’ANCI chiede una riforma

9 LUGLIO 2026

L’ANCI, in audizione davanti alla Commissione Affari costituzionali del Senato sul DDL di riforma della Polizia locale, chiede un intervento organico dopo quasi quarant’anni dalla legge quadro n. 65/1986. Secondo i dati presentati, dal 2009 al 2024 gli operatori sono scesi da 59.917 a 48.458 unità, mentre crescono le attività richieste, dalla sicurezza urbana alla polizia stradale. La proposta dei Comuni punta su assunzioni stabili, accesso gratuito alle banche dati, formazione, tutele e distinzione chiara tra funzioni locali e competenze statali.

 
 
Una riforma attesa da quasi quarant’anni
 
La riforma della Polizia locale torna al centro del confronto parlamentare. Davanti alla Commissione Affari costituzionali del Senato, il sindaco di Bari e delegato ANCI alla Sicurezza e Polizia municipale, Vito Leccese, è intervenuto sul disegno di legge delega per il riordino delle funzioni e dell’ordinamento della Polizia locale, depositando un documento di osservazioni e proposte.
 
La premessa dell’ANCI è netta: la Polizia locale svolge ogni giorno un servizio di prossimità ed è un punto di riferimento per cittadini e comunità. Allo stesso tempo, opera in un quadro normativo che risale alla legge n. 65/1986, ormai non più adeguato alla quantità e alla complessità delle funzioni svolte.
 
Il tema non è soltanto ordinamentale. Secondo l’associazione dei Comuni, in questi anni le Polizie locali sono state progressivamente chiamate a intervenire su sicurezza urbana, controllo del territorio, polizia stradale, gestione di eventi, degrado, immigrazione, educazione stradale e attività amministrative sempre più articolate. Tutto ciò mentre gli organici hanno continuato a ridursi.
 
Leccese ha richiamato un principio di equilibrio istituzionale: la Polizia locale non può sostituire le Forze di polizia nazionali. L’ordine e la sicurezza pubblica restano competenza esclusiva dello Stato. I Comuni chiedono quindi una riforma che valorizzi la funzione locale, ma senza trasferire impropriamente sugli enti territoriali responsabilità che appartengono al livello statale.
 
I numeri: meno operatori, più interventi
 
Il documento ANCI presenta dati che spiegano la pressione crescente sui comandi. Dal 2009 al 2024 il personale della Polizia locale nei Comuni italiani è passato da 59.917 a 48.458 unità, con una riduzione di 11.459 operatori. In quindici anni, dunque, il settore ha perso quasi un quinto del proprio personale.
 
La contrazione degli organici si accompagna a un aumento delle attività. Nel triennio 2022-2024, le attività di sicurezza urbana nelle città capoluogo di provincia e nei Comuni sopra i 50mila abitanti sono passate da 75.114 a 123.953, con quasi 50mila interventi in più.
 
Anche la sicurezza stradale registra un incremento. I controlli sono saliti da 44.803 a 53.579, pari a 8.776 interventi aggiuntivi e a una crescita del 19,6%. Il documento ricorda inoltre che, secondo ISTAT, la Polizia locale rileva il 66% dei sinistri stradali in Italia. È un dato che conferma il ruolo operativo dei comandi comunali nella gestione quotidiana della circolazione, nella prevenzione e nell’accertamento degli illeciti.
 
L’aumento riguarda anche l’ordine pubblico collegato a eventi sportivi e cortei, con attività passate da 22.430 a 24.752, e le attività connesse all’immigrazione, cresciute da 44.648 a 55.979. Per l’ANCI, la conseguenza è evidente: meno agenti sono chiamati a svolgere più compiti, in un contesto in cui la domanda di sicurezza urbana continua a crescere.
 
Sicurezza integrata, ma senza confusione di ruoli
 
Il nodo politico e giuridico riguarda il perimetro delle funzioni. L’ANCI sottolinea che la sicurezza deve essere letta come un sistema integrato nel quale ogni istituzione esercita il proprio ruolo. Questo non significa, però, sovrapporre le Polizie locali alle Forze di polizia statali.
 
Il documento depositato al Senato richiama la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordine pubblico e sicurezza, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera h), della Costituzione. Allo stesso tempo, evidenzia che l’attività della Polizia locale si distingue da quella delle Forze di polizia per l’esercizio nel perimetro territoriale di riferimento e per il raccordo con le funzioni comunali.
 
L’ANCI propone una disciplina che riconosca una Forza di polizia a ordinamento locale, nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. L’obiettivo è chiarire le attribuzioni, evitando sia l’indebolimento delle funzioni comunali sia il rischio di attribuire ai Comuni compiti statali senza adeguate risorse.
 
La distinzione tra polizia amministrativa locale e Polizia locale è uno dei punti qualificanti del documento. Le attività di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza svolte dagli operatori locali sono richiamate come ambiti che intersecano competenze statali, mentre la polizia amministrativa locale conserva un perimetro diverso e più propriamente territoriale.
 
Assunzioni: la richiesta di un fondo nazionale
 
La prima proposta operativa riguarda il personale. L’ANCI chiede un intervento sulle capacità assunzionali dei Comuni, ritenendo insufficiente una risposta fondata solo su assunzioni a tempo determinato.
 
Il documento segnala che il recente decreto Sicurezza ha introdotto alcune deroghe ai vincoli ordinari di finanza pubblica e di spesa per straordinari e assunzioni a tempo determinato, ma non ha risolto il nodo della programmazione stabile. Per l’associazione, servono assunzioni anche a tempo indeterminato, perché il controllo del territorio non può poggiare su misure temporanee.
 
La proposta è l’istituzione, presso il Ministero dell’Interno, di un Fondo nazionale per la sicurezza urbana, con una dotazione di 100 milioni di euro per il triennio 2026-2028, destinato alle assunzioni di personale di Polizia municipale e alle iniziative in materia di sicurezza urbana. Il riparto dovrebbe tenere conto di caratteristiche demografiche, rapporto tra personale in servizio e popolazione residente, pendolarismo e pressione turistica.
 
Nel documento emerge anche il tema del ricambio generazionale. Nei Comuni capoluogo di Regione l’età media del personale ha raggiunto i 49,1 anni, con situazioni locali in cui supera i 55 anni. La fotografia è chiara: gli organici calano, l’età media aumenta e le funzioni operative crescono.
 
Banche dati, formazione e tutele
 
Accanto alle assunzioni, l’ANCI chiede la gratuità dell’accesso alle banche dati necessarie allo svolgimento delle funzioni istituzionali. Il documento cita, tra gli altri, l’accesso al CED Interforze, allo schedario dei veicoli rubati, allo schedario dei documenti rubati o smarriti e alle informazioni sui permessi di soggiorno rilasciati o rinnovati.
 
Secondo l’associazione, è paradossale che l’esercizio di funzioni fondamentali comporti costi a carico dei Comuni per l’accesso a sistemi informativi necessari. Viene inoltre segnalata l’esigenza di accelerare l’adozione dei decreti attuativi attesi da anni, in particolare sul collegamento delle Polizie locali ai sistemi informativi interforze.
 
Altro tema è la formazione. L’ANCI ritiene che l’attuale dimensione regionale non sia sempre adeguata a garantire percorsi stabili e omogenei. Alcune esperienze interregionali o promosse direttamente dalle grandi città hanno sopperito alle carenze, ma il documento propone di rafforzare strutture formative nazionali e interregionali e di favorire l’aggiornamento integrato tra operatori di Polizia locale e Forze di polizia.
 
Sul piano delle tutele, il documento chiede un allineamento rispetto alle garanzie previste per altre Forze di polizia, richiamando il tema delle coperture per infortuni e malattie professionali e il riconoscimento del lavoro usurante. Il principio espresso è sintetico: a funzioni e rischi comparabili devono corrispondere garanzie adeguate.
 
Armamento, uniformi e organizzazione territoriale
 
Nel confronto sui testi associati al DDL, l’ANCI si sofferma anche su armamento, strumenti di autotutela, uniformi e gestione associata dei servizi.
 
Sull’armamento, il documento valorizza l’esigenza di una disciplina nazionale omogenea, evitando frammentazioni regionali che potrebbero generare differenze territoriali nei presidi di sicurezza degli operatori.
In questa logica, viene considerato necessario superare impostazioni considerate obsolete quando gli agenti operano fuori dall’ambito del Comune di appartenenza.
 
Sulle uniformi e sui segni distintivi, la proposta è definire caratteristiche uniformi a livello nazionale, tali da evitare una stretta somiglianza con Forze di polizia statali e Forze armate, ma con indicazione visibile dell’ambito territoriale di esercizio delle funzioni.
 
Quanto alla gestione associata, l’ANCI non condivide l’introduzione di obblighi generalizzati o la creazione di nuove strutture sovracomunali. La preferenza va a modelli organizzativi policentrici, con capofila i capoluoghi di Provincia o di ambiti territoriali ottimali, e a norme che incentivino le Regioni a promuovere conferenze di servizi utili alla cooperazione territoriale.

• Documento ANCI