News

TARI, tariffe e Pef: dal 2026 la scadenza passa al 31 luglio

La legge di bilancio recepisce la richiesta ANCI e riscrive il calendario: più tempo ai Comuni, ma restano nodi tecnici e incertezze regolatorie
 
 
 
 

15 GENNAIO 2026

Con il comma 677 dell’articolo 1 della Legge di Bilancio 2026, il legislatore interviene ancora una volta sulle tempistiche di approvazione del Piano economico finanziario (Pef) e delle tariffe TARI, fissando il nuovo termine al 31 luglio di ogni anno. La modifica, sollecitata dall’Anci, fotografa una difficoltà strutturale: l’incontro non sempre armonico tra un tributo locale nato nell’alveo del “federalismo fiscale” e un sistema tariffario costruito, invece, su logiche di regolazione tipiche dei servizi a rete.

Più tempo ai Comuni, ma il calendario resta un terreno instabile

 
L’intervento normativo arriva dopo un precedente aggiustamento: da quando ARERA ha imposto i metodi tariffari rifiuti (MTR), l’approvazione del Pef non è più una semplice proiezione contabile, ma un esercizio regolatorio fondato su dati certificati e verifiche di congruità.
In teoria, l’allungamento dei tempi dovrebbe consentire istruttorie meno affannose e deliberazioni più solide. In pratica, la necessità di ritoccare per la seconda volta il calendario segnala che la macchina fatica a reggere la complessità del sistema: troppi attori, troppi livelli di norma, troppe variabili operative in un settore ancora condizionato da assetti territoriali disomogenei e da una filiera industriale non sempre stabile.
 

Il paradosso ARERA: ordine nei criteri, ma aumento della complessità operativa

 
Uno dei meriti più evidenti dell’ingresso di ARERA è stato quello di ridurre il “far west” tariffario che caratterizzava il prelievo rifiuti in migliaia di enti: criteri uniformi, responsabilità più tracciabili, basi contabili verificabili.
Ma il rovescio della medaglia è ormai sotto gli occhi degli uffici: l’impianto regolatorio, pensato per tariffe di servizi a rete, è stato trapiantato su una gestione “labour intensive”, fatta di raccolta, trasporto, trattamento, impianti, con dinamiche fortemente dipendenti dai costi energetici e logistici. Il risultato è una stratificazione normativa che spesso costringe i Comuni a navigare tra tributo, tributo puntuale e tariffazione, senza che vi sia una scelta politica realmente esplicitata.