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Tari, gennaio mese chiave: contributo Arera e rendicontazione CSEA stringono i tempi dei Comuni

Tre adempimenti concentrati in poche settimane mettono sotto pressione uffici tributi e ragionerie: non è più solo una questione di tariffe, ma di compliance regolatoria e flussi di sistema
 

16 GENNAIO 2026

Per chi lavora nella finanza pubblica locale, gennaio non è più un mese “di ripartenza”, ma un passaggio ad alta intensità amministrativa. Sul terreno della Tari, infatti, si concentrano scadenze perentorie che coinvolgono direttamente Comuni e strutture tecniche, chiamati a presidiare non soltanto la dimensione tributaria, ma anche quella informativa e regolatoria legata ad ARERA e ai meccanismi di perequazione nazionale. La circolare EntiOnLine del 15 gennaio 2026 ricostruisce il calendario e le istruzioni operative, con un messaggio chiaro: il rischio oggi non è solo l’errore contabile, ma la perdita di tracciabilità dei dati e la conseguente esposizione a controlli e sanzioni.

Contributo ARERA 2025: obbligo sostanziale, non adempimento formale

Il primo snodo riguarda la contribuzione al funzionamento dell’Autorità per l’anno 2025, calcolata sui ricavi 2024. L’aliquota per il ciclo dei rifiuti è fissata allo 0,30 per mille, la più elevata tra i settori regolati, e può essere determinata in base ai ricavi di bilancio o, per i gestori diretti, ai valori desunti dal PEF. Attenzione: l’omissione o la trasmissione errata dei dati può portare ad accertamenti d’ufficio e sanzioni. Anche quando il contributo è sotto i 100 euro (e quindi non dovuto il versamento), resta l’obbligo di comunicazione entro il 31 gennaio 2026

Componenti perequative: la rendicontazione CSEA diventa “contabilità di sistema”

Secondo adempimento: la dichiarazione sul portale CSEA delle componenti perequative (UR1 e UR2), passaggio centrale per la valorizzazione e i controlli degli importi. Il dato da trasmettere non coincide con gli incassi, ma con le utenze per cui sono stati emessi documenti di riscossione nel 2025. È una logica non intuitiva, che richiede coerenza tra emissioni, annualità e conguagli. Le istruzioni indicano anche come gestire il caso delle rate “a cavallo d’anno” e delle somme emesse nel 2025 ma riferite al 2024. La dichiarazione va firmata digitalmente e trasmessa entro il 31 gennaio 2026, mentre i riversamenti avverranno entro il 15 marzo 2026 tramite PagoPA. 

Uffici tributi sotto pressione: la scadenza è tecnica, il rischio è organizzativo

Il punto non è solo “fare in tempo”. È evitare che, a ridosso delle date, l’accumulo di accessi ai portali e la gestione frammentata dei dati producano ritardi, disallineamenti e rettifiche. La circolare invita esplicitamente a caricare le informazioni per tempo, ricordando che la Tari oggi è un presidio che intreccia bilancio, regolazione e flussi perequativi. In altre parole: l’adempimento non vive più nella delibera tariffaria, ma nella capacità dell’ente di governare la propria filiera informativa.