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Spesa sanitaria privata in aumento: il conto più salato lo pagano le famiglie fragili del Sud

Cura e prevenzione sempre più “out of pocket”: cresce il peso sul bilancio domestico e vacilla il principio di equità del Servizio sanitario nazionale
 
 
 
 

23 GENNAIO 2026

La sanità privata non è più un’opzione: per molte famiglie italiane è diventata una necessità. E il dato che inquieta di più non riguarda solo l’aumento degli esborsi, ma chi li sostiene. Il quadro tracciato dal 21° Rapporto Sanità del Crea, presentato al CNEL, racconta un’Italia in cui la spesa sanitaria di tasca propria cresce e si distribuisce in modo regressivo, colpendo maggiormente le famiglie meno abbienti, meno istruite e residenti nel Centro Sud. Un fenomeno che mette sotto pressione il principio cardine del Servizio sanitario nazionale: l’equità nell’accesso alle cure.

Quando la cura pesa sul reddito: raddoppia l’incidenza sui bilanci familiari

In quarant’anni l’incidenza dei consumi sanitari sulle risorse delle famiglie è più che raddoppiata, fino a raggiungere in media il 4,3% del bilancio domestico, ma con picchi che arrivano al 6,8% per i nuclei meno istruiti. Numeri che non fotografano soltanto un aumento di costi, ma una trasformazione della sanità in una voce strutturale di spesa quotidiana.

Il Rapporto segnala anche un altro dato dirompente: oltre il 70% delle famiglie italiane paga direttamente prestazioni sanitarie, entrando nel perimetro dell’“out of pocket”. E in questo scenario sono circa 4 milioni i nuclei per cui il bilancio familiare diventa “a rischio” proprio a causa delle spese di cura.

La crescita della spesa privata sanitaria, nel frattempo, supera i 46 miliardi nel 2024, con un incremento del 7,7%: un trend che, se non governato, rischia di trasformare l’accesso alle prestazioni in una questione di reddito più che di bisogno.

Il paradosso del Mezzogiorno: più spesa privata dove il reddito è più basso

Il dato che rompe la narrazione tradizionale è geografico e sociale insieme. Se in passato le spese sanitarie private erano più diffuse nel Nord-Est, oggi il carico maggiore ricade su chi vive al Centro (75,9%) e al Sud (70,8%), mentre il Nord si attesta al 68,7%.

È un paradosso solo apparente: nel Mezzogiorno la spesa privata non è correlata al reddito disponibile, ma alle carenze di accesso al servizio pubblico. In altre parole, non si paga di più perché si può, ma perché si deve. Farmaci e visite di prevenzione sono le voci più frequenti, mentre dentista, specialistica e diagnostica restano più appannaggio dei redditi alti.

La lettura del Crea è netta: la sostenibilità del sistema negli anni sarebbe stata garantita da un “razionamento implicito” delle tutele, che ha finito per penalizzare soprattutto i cittadini più fragili. Una dinamica che rischia di diventare strutturale se non si interviene con un cambio di paradigma capace di rafforzare il Ssn proprio dove oggi arretra: liste d’attesa, servizi territoriali e presa in carico della non autosufficienza.

Per i dipendenti pubblici, questo non è solo un tema sanitario: è un indicatore di tenuta sociale, con un impatto diretto sulla coesione, sulla produttività e sulla fiducia nello Stato.