Fondo di solidarietà comunale 2026: intesa in Conferenza Stato-Città, ripartizione sbloccata
Roma Capitale esce dalla componente perequativa: meno pressione sul sistema e via libera al riparto da 6,87 miliardi
23 GENNAIO 2026
Dopo lo stop di fine anno, è arrivato il via libera politico-istituzionale che mancava: la Conferenza Stato-Città ha sancito l’intesa tra Governo e Comuni per la ripartizione del Fondo di solidarietà comunale 2026, riattivando un meccanismo decisivo per la finanza corrente degli enti locali. Lo sblocco ha un perno preciso: l’uscita di Roma Capitale dalla “componente perequativa”, intervenuta con la legge di bilancio attraverso un emendamento approvato al Senato, frutto di una sollecitazione diretta dei sindaci.
Uscita di Roma dalla perequazione: un correttivo con effetti su tutto il sistema
La sospensione della ripartizione, disposta a fine 2025, nasceva dall’attesa di chiarire come ricalibrare il fondo dopo la nuova collocazione di Roma. La legge di bilancio ha risolto il nodo, consentendo ora di far ripartire il circuito perequativo senza l’effetto “calamita” esercitato dai fabbisogni standard della Capitale.
Non a caso il vicepresidente Anci Roberto Pella ha rivendicato l’impatto della misura: il sistema risulta “alleggerito dal forte assorbimento di risorse” legato ai fabbisogni di Roma. In termini pratici, il correttivo introduce un equilibrio più sostenibile: benefici per Roma, che vede riconosciuta una disciplina specifica coerente con la sua dimensione, e spazi maggiori per gli altri Comuni, che non subiscono più la compressione indotta dalla componente perequativa.
In gioco 6,87 miliardi: IMU prima casa, fabbisogni standard e Lep
Con l’intesa, si attiva la ripartizione di 6.872,6 milioni di euro, articolati su tre direttrici che incidono direttamente sulle scelte di bilancio degli enti:
–ristoro per il mancato gettito Imu sull’abitazione principale, che continua a rappresentare un pilastro della compensazione statale;
–finanziamento dei fabbisogni standard, cioè la componente che mira ad avvicinare risorse e necessità oggettive dei territori;
–quote aggiuntive legate ai Lep, in particolare per i servizi educativi e gli asili nido, ormai entrati stabilmente nel perimetro delle prestazioni essenziali.
Per le amministrazioni, la notizia è operativa prima ancora che politica: il via libera consente di consolidare previsioni e flussi, rendendo più affidabile la programmazione 2026, soprattutto per gli enti che hanno margini ridotti e forte dipendenza dal trasferimento perequativo.