Ritardi nei pagamenti PA, interessi al 2,15% nel primo semestre 2026
Il Mef aggiorna il saggio applicabile alle transazioni commerciali: un parametro chiave per calcolare gli oneri da mora e monitorare la compliance sui tempi di pagamento
27 GENNAIO 2026
Con comunicato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 15 del 20 gennaio 2026, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha fissato il saggio degli interessi da applicare a favore del creditore nei casi di ritardo nei pagamenti relativi alle transazioni commerciali.
Il tasso è stabilito, per il periodo 1 gennaio – 30 giugno 2026, nella misura del 2,15%. Si tratta di un dato operativo che incide direttamente sulla gestione amministrativo-contabile delle fatture, sul costo del ritardo e, più in generale, sul presidio della tempestività dei pagamenti.
Cosa cambia: il nuovo tasso per il calcolo degli interessi
Il valore del 2,15% rappresenta il riferimento per determinare gli interessi dovuti dal debitore pubblico quando non rispetta i termini di pagamento previsti dalla disciplina delle transazioni commerciali.
Per gli uffici finanziari e per i responsabili del procedimento, questo parametro diventa essenziale per:
calcolare correttamente gli importi dovuti in caso di mora;
gestire eventuali contestazioni dei fornitori;
evitare che i ritardi producano extracosti non programmati.
Perché è un dato “sensibile” per la PA
Nella pratica, l’aggiornamento del saggio di interesse non è una formalità: incide sulla tenuta degli equilibri di cassa, perché gli interessi da ritardo costituiscono un costo accessorio che può moltiplicarsi soprattutto in presenza di arretrati o tensioni di liquidità.
Il tema è anche strettamente collegato agli indicatori di performance e alle verifiche sulla capacità di pagamento: un ente che accumula ritardi non si limita a “spostare in avanti” uscite, ma rischia di:
aggravare il costo complessivo delle forniture,
compromettere i rapporti con il mercato,
riflettere criticità gestionali nei controlli interni.
Cosa fare in ufficio: attenzione a procedure e controlli
Sul piano operativo, il dato suggerisce di rafforzare tre presìdi:
Monitoraggio delle scadenze delle fatture e dei tempi di lavorazione (liquidazione–mandato–pagamento).
Ricognizione dei debiti commerciali per intercettare tempestivamente le posizioni “a rischio mora”.
Programmazione di cassa coerente: evitare che i ritardi derivino da disallineamenti strutturali tra disponibilità e obbligazioni esigibili.