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Dipendenti più anziani, stipendi erosi dall’inflazione e pensioni tardive: i dati dell’ultimo rapporto annuale INPS

Il XXV Rapporto annuale INPS: oltre 21 milioni di dipendenti pubblici e privati, forza lavoro più anziana, salari erosi dall’inflazione, pensioni più tardive

16 LUGLIO 2026

Il XXV Rapporto annuale INPS fotografa oltre 21 milioni di lavoratori dipendenti, pubblici e privati, nel 2025. Ne esce una forza lavoro sempre più anziana, con retribuzioni in aumento nominale ma erose dall’inflazione e un’età di pensionamento in salita. Un quadro che riguarda da vicino anche chi lavora nella Pubblica Amministrazione, tra prospettive di carriera, potere d’acquisto e uscita dal lavoro.

Nel 2025 i lavoratori dipendenti (pubblici e privati, esclusi domestici e operai agricoli) superano per la prima volta la soglia dei 21 milioni, con un incremento di circa 250mila unità rispetto al 2024 (+1,2%).
 
Il dato aggregato nasconde però dinamiche diverse per fascia d’età. Confrontando il 2025 con il 2019, il Rapporto distingue tre situazioni:
 
  • giovani tra 18 e 34 anni: dipendenti in forte aumento (+850 mila) nonostante il calo della popolazione della stessa età (-230 mila);
  • adulti tra 35 e 54 anni: dipendenti in lieve flessione (-100 mila) a fronte di una popolazione di riferimento in netta contrazione (-1,8 milioni);
  • senior tra 55 e 70 anni: unico gruppo in cui crescono sia la popolazione (+1,32 milioni) sia i dipendenti (+1,16 milioni), con un picco intorno ai 61-62 anni.
L’invecchiamento degli occupati è indicato come uno dei fenomeni di maggiore rilievo, condizionato anche dalle regole di pensionamento che, in particolare con la riforma Monti-Fornero del 2011, hanno posticipato l’uscita dal lavoro.